Scuola: bene primario

La nostra storia nasce da quel luogo chiamato scuola, università, istruzione, ricerca…..

Siamo addolorati e indignati, anzi arrabbiati nel constatare che la nostra classe dirigente a partire da quella che ci governa ma anche da  quella che ci ha governato non abbia pensato che nel sapere, nell’istruzione e nella ricerca si trovi il futuro del nostro paese.

Chi non crede in questo e nei giovani non crede nel futuro.

La cosa grave è che a corrente alterna, anzi a governi alterni si illudono intere generazioni di giovani e con loro le loro famiglie che si sta investendo nei giovani e nel sapere…

La disoccupazione intellettuale ci dice con forza che senza la creazione di nuove idee non c’è futuro ma solo dolore. Come possiamo rimanere indifferenti di fronte a tanta disperazione? Eppure troppi, considerati illuminati e saggi amministratori della “cosa pubblica”, credono che tagliare il ramo sulla quale la nostra nazione è seduta sia la cosa saggia. Troppi credono a queste idee distruttive!

Ora è arrivato il momento di imporre a chi ci governa e a chi fa finta di fare opposizione che non esiste una strada alternativa a decisi investimenti nella ricerca e nell’istruzione dei nostri giovani.

Questa è la nostra seconda idea non negoziabile. Occorre fare una scelta di priorità e puntare in modo deciso su questi fattori fondamentali.

Tutti dobbiamo crederci e, se necessario, fare sacrifici per il bene di noi tutti. Altro che chiacchiere, case, escort…

Chi dovrebbe fornire a una nazione come la nostra le idee forti e di base (ricerca) per costruire il nostro futuro e avviare un processo di crescita compatibile con il rispetto del pianeta?

Siamo convinti che con i narcotizzanti palinsesti televisivi si possano addormentare le coscienze?

Ma le nostre aziende non hanno bisogno di idee, progetti e innovazioni per poter competere, sopravvivere e creare occupazione?

Non abbiamo bisogno di una leva di nuovi dirigenti politici e nuovi imprenditori?

Ma la stessa umanità non ha forse bisogno di immaginare e credere in qualcos’altro che non siano i solidi e vetusti miti, prodotti e schemi commerciali? Possiamo affidare il futuro solo alla distruzione del nostro pianeta, all’energia nucleare o alle centrali a carbone o in genere alla tecnologia finora sviluppata e spesso obsoleta?

Per questo invitiamo a una rivolta morale e siamo accanto a tutti coloro che gridano il loro dolore per la morte delle idee, della ricerca e del futuro.

Siamo disponibili ad aprire il nostro sito e i nostri blog e ad utilizzarli come strumenti per contribuire a cambiare questa assurda e miope situazione.

Sollecitiamo a inviare idee e proposte per disinnescare questa situazione e delineare e creare il nuovo e il futuro.

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3 Responses to Scuola: bene primario

  1. napre ha detto:

    a me l’intento sembra abbastanza palese. forse anche involontario, inconsapevole ma non per questo meno colpevole. svuotare le coscienze, trasformarle i corpi in puro oggetto consumante. permettere ai pochi di poter fare tutto quello che desiderano senza ostacoli.

    e secondo me ci stanno riuscendo abbastanza
    “Siamo convinti che con i narcotizzanti palinsesti televisivi si possano addormentare le coscienze?”

    è quello che accade, che sta accadendo. basta girarsela l’Italia, ascoltare le persone, anche leggere le statistiche. e poi vedere come vanno le elezioni.

    però per non essere disfattista e rilanciare la discussione piuttosto che mortificarla

    volevo proporre qui la lettura della “Strategia 2020”, il documento di politica economica che l’Unione (presunta) Europea vorrebbe divenisse realtà da qui al 2020.

    http://ec.europa.eu/eu2020/pdf/COMPLET%20IT%20BARROSO%20-%20Europe%202020%20-%20IT%20version.pdf

    in particolare si dice che si vuole:

    – migliorare le condizioni per la ricerca e lo sviluppo, in particolare allo scopo di
    portare al 3% del PIL i livelli d’investimento pubblico e privato combinati in tale
    settore

    ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto ai livelli
    del 1990; portare al 20% la quota delle fonti di energia rinnovabili nel consumo
    finale di energia e puntare a un miglioramento del 20% dell’efficienza energetica;

    migliorare i livelli d’istruzione, in particolare mirando a ridurre i tassi di
    dispersione scolastica e aumentando la percentuale delle persone che hanno
    completato l’istruzione terziaria o equivalente

    promuovere l’inclusione sociale in particolare attraverso la riduzione della povertà

    insomma basterebbe davvero poco per far progredire questo Paese… basterebbe che il Parlamento europeo avesse sovranità sul nostro ridicolo teatrino politico (frutto di una casta che ha come unico scopo la spartizione di denaro e di potere)

  2. nazzareno ha detto:

    Condivido le tue perplessità ma non possiamo contare sempre sugli altri per risolvere i nostri problemi. Qui, in Italia, abbiamo tanti problemi e di diversa natura. Occorre non piangerci addosso e fare concretamente qualcosa. Noi (io e Enrico), forse in modo velleitario ma decisi, abbiamo lanciato questo sito e questo strumento che è insieme riflessione ma anche raccolta di idee e strumento organizzativo. Insieme possiamo fare tanto

    Nazzareno Stazi

  3. napre ha detto:

    ciao Nazzareno
    pensi che ti riferisci a questa frase
    “insomma basterebbe davvero poco per far progredire questo Paese… basterebbe che il Parlamento europeo avesse sovranità sul nostro ridicolo teatrino politico (frutto di una casta che ha come unico scopo la spartizione di denaro e di potere)”

    il mio tono qui voleva essere ironico/sarcastico… è ovvio che non si può immaginare di risolvere i problemi di un Paese affidandone la sovranità a un soggetto terzo. quello che intendevo dire è che delle idee, delle linee guida, delle pratiche, già esistono e propongono delle sfide condivisibili e avvincenti. E se a livello locale, umano, quotidiano, vale l’idea che una pratica costante, civile e concreta, sia necessaria e indispensabile per far sì che le cose “girino” in un certo modo, a livello generale, di Paese, è solo l’elaborazione e la promozione di idee e strategie valide che può essere d’aiuto e di sostegno alle piccole azioni quotidiane.

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