Acqua all’arsenico: l’Italia da bere.

27 novembre 2010

 

Dieci anni di arsenico nel bicchiere in 128 comuni italiani (allegato elenco)

Dal nostro sito abbiamo più volte sostenuto con forza e determinazione  che l’ambiente è il nodo centrale intorno al quale è possibile incentrare politiche di sviluppo.

Questo deriva da considerazione di tipo economico/politico, prima ancora che ambientali, ma necessita di una classe dirigente in grado di elaborare progetti e idee lungimiranti.

Serve per questo però una classe politica che abbia a cuore il bene di tutti e di tutto quello che ci circonda.

Ora, leggendo questa Decisione della comunità europea, che alleghiamo in alcune parti fondamentali, quanto mai esplicita e chiara, ci chiediamo se i nostri amministratori o chi è dotato di senso civico, di buon senso possa chiedere il permesso/deroga alla Comunità europea per  distribuire un’acqua con valori oltre i limiti in alcuni parametri come l’arsenico. Riportiamo il testo della Commissione europea ”le prove scientifiche nei documenti indicati in riferimento negli orientamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità e nel parere del comitato scientifico dei rischi sanitari e ambientali consentono deroghe temporanee fino a 20 μg/l, mentre valori di 30, 40 e 50 μg/l determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro”.

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Contro gli inceneritori: Rifiuti Zero (intervista a Paul Connett)

18 novembre 2010

Intervista a Paul Connett

a cura di Enrico Cerquiglini e Raoul Mantini

Dall’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (a cura di E. Cerquiglini e L. Ariano), Udine, Campanotto, 2008.

 

Questo mondo, come in un pessimo film di fantascienza, rischia di essere sommerso dai rifiuti.

Cosa si può fare per evitare che questo panorama si realizzi?

Innanzitutto credo sia fondamentale distinguere la teoria del riciclaggio al 100% e la teoria Rifiuti Zero. Da molto tempo diverse comunità cercano di portare ai massimi livelli il riciclaggio e il compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo abbiamo pensato che questo fosse l’obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che la nostra società produce cose che non possono essere riciclate, compostate né riutilizzate. Finché sarà così non ci sarà mai possibile un riciclaggio al 100%: cosa dice, quindi la strategia Rifiuti Zero? Dice semplicemente  che i cittadini non possono farcela da soli, devono necessariamente interagire due livelli di responsabilità: quella civile a valle e quella industriale a monte.. Insomma all’industria dobbiamo dire: “Se qualcosa non può essere riutilizzato, riciclato o compostato voi non dovete produrlo”. In questo modo l’ingegneria industriale dovrà conformarsi al volere della società civile producendo merci che possano rientrare nel circolo virtuoso senza diventare rifiuti. Da qui inizia il lavoro di una comunità responsabile che separi i rifiuti riciclabili, la frazione umida, che raccolga i sacchi porta a porta e di una classe politica lungimirante che promuova le alternative ecosostenibili allo stoccaggio in discariche e all’incenerimento dei rifiuti.

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Il dissesto idrogeologico (Veneto, Pompei & co.)

10 novembre 2010

Periodicamente in Italia si parla di dissesto idro-geologico, di paesaggio compromesso dalle speculazioni edilizie e dall’incuria. Naturalmente – come sempre accade in questo strano paese – se ne parla per qualche giorno, a ridosso delle varie calamità e poi torna a calare il silenzio sul paesaggio e sui beni archeologici e culturali, tutto fino al prossimo disastro annunciato, fino alle macerie che faranno il giro del mondo esponendoci ver-gogna internazionale.

La storia del paesaggio italico è storia antica e affonda le sue radici nell’uso del territorio che gli uomini ne hanno fatto da almeno un paio di millenni, con un’accelerazione impressionante nell’ultimo mezzo secolo.

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