Democrazia partecipata

2 novembre 2010

È inutile far finta di niente.

La democrazia (potere del popolo), nel senso etimologico del termine, in Italia è in grande difficoltà.

In ogni elezione aumenta il “popolo” che diserta le urne e non “partecipa” alla competizione.

I vari santoni e “medici” della democrazia di volta in volta, stracciandosi le vesti, fanno diagnosi e propongono terapie che non scaldano le menti né smuovono le sensibilità e gli entusiasmi.

Il problema è semplice.

Tenendo ben fermo ciò che giustifica il nostro stare insieme e il nostro patto reciproco tra noi cittadini di questo paese che si chiama”Carta costituzionale”, il vero imputato è il sistema delle rappresentanze, iniziando da  quella partitica.

Tutto è fermo a forme di organizzazione sclerotiche che passa attraverso la cooptazione più o meno mascherata che tiene ferma e immobile un’intera classe dirigente e non permette il ricambio.

Se noi guardiamo al centrodestra e al suo partito di riferimento il PDL, se la mia memoria non mente, non ci risulta che, al di fuori di un capo carismatico, non esistono organismi o strumenti che permettano al Popolo della Libertà di scegliere liberamente la propria classe dirigente.

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