DALLA PARTE DEGLI STUDENTI?

9 gennaio 2011

In risposta all’articolo del Professor Sergio Luzzatto (apparso sul Domenicale del Sole 24 Ore del 2 gennaio 2011 e reperibile in rete qui: ho inviato una lettera al suddetto giornale.

La “selezione” che ne è stata proposta sulla rubrica delle lettere del Domenicale del Sole 24 Ore del 9 gennaio 2011 rischia di travisare il mio pensiero in quanto omette molti punti e si presta alla distorsione di altri.

Questa è infatti la lettera apparsa:

Leggo con costernazione l’articolo di Sergio Luzzatto apparso sul Domenicale del 2 gennaio, “Conservatori gli studenti, miopi i politici”. Considero l’analisi storico-culturale proposta profondamente scorretta: oltre a proporre un parallelo ingiustificato con il ’68, l’articolo sembra sostenere che gli studenti (e i dottorandi e i ricercatori e parte dei professori) non colgano le parti positive della riforma Gelmini. Dall’articolo sembra che gli studenti manifestino senza conoscere il contenuto della legge, e che la nuova governance proposta al sistema universitario sia una riforma strutturale e non la ricerca, assai contingente, di una boccata d’aria, in termini economici, che lo Stato non riesce più a garantire.

Lorenzo Mari

 

mentre questa è la lettera originale:

Gentile Prof. Luzzatto,

leggo con costernazione (e crescente indignazione) il suo articolo apparso sul Domenicale del 2 gennaio, “Conservatori gli studenti, miopi i politici”.

Considero l’analisi storico-culturale da lei proposta come profondamente scorretta: oltre a proporre un parallelo ingiustificato con il ’68, lei sembra sostenere che gli studenti (e i dottorandi e i ricercatori e parte dei professori) non colgano le parti positive della riforma Gelmini, avendo invece pienamente ragione sul lungo periodo, quando scendono nel merito dell’analisi culturale e politica, puntando il dito contro lo sfacelo imperante.

Così facendo, lei ragiona come se il dettaglio e il quadro d’insieme non fossero la stessa cosa, come se gli studenti manifestassero senza conoscere il contenuto della legge in oggetto (che è equivalente a promuovere l’immagine mediatizzata e strumentale della manifestazione di Roma del 14 dicembre), come se la nuova governance proposta al sistema universitario sia una riforma strutturale e non la ricerca, assai contingente, di una boccata d’aria, in termini economici, che lo Stato non riesce più a garantire.

Contrariamente a quanto lei suggerisce, inoltre, la classe dirigente del Paese, intesa in senso trasversale, non ha mai puntato il teleobiettivo sull’università. Per la maggior parte degli uomini politici, questo resta un sistema dal funzionamento ignoto, ma anche un tesoretto (economico e politico) da rapinare. Ne è riprova una “riforma” basata sui programmi di spesa del ministro Tremonti più che sulle reali necessità del sistema universitario (con il quale il dialogo non è mai partito, diversamente da quanto da Lei sostenuto).

Ritengo inoltre irricevibile l’idea che gli studenti abbiano manifestano e manifestino in favore di un’università immobile e preda dei baroni, quando la riforma (per meglio dire, il taglio) Gelmini non intacca minimamente il ruolo, i privilegi e il merito del ceto professorale.

Credo che Lei goda pienamente del diritto di sostenere una visione organica al giornale sul quale scrive e alla sua proprietà, ma ammantare il tutto di un’analisi culturale e politica che non sta in piedi ha il sapore della mistificazione.

Cordialmente,

Lorenzo Mari

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L’obiettivo della scuola è formare generazioni miopi ed obbedienti?

25 ottobre 2010

Formare i giovani è l’obbligo che ogni paese deve assicurare se vuole avere un futuro.

Questo significa darsi una strategia, dei programmi e prevedere degli investimenti.

Che la nostra scuola e il sistema scolastico abbia dei problemi è ormai noto da decenni ma le terapie devono tenere presente che l’istituzione scolastica non può essere gestita abolendo la critica, creando le scuole/caserme e addormentando le coscienze al fine di ottenere macchine che devono operare solo su specifici segmenti della produzione e della ricerca.

Quello che dobbiamo avere presente è che l’umanesimo è stato il fattore che ha permesso non solo la produzione e la realizzazione di opere artistiche e i capolavori  ineguagliabili ma ha posto le basi per lo sviluppo complessivo delle scienze e della società industriale.

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Scuola: bene primario

17 ottobre 2010

La nostra storia nasce da quel luogo chiamato scuola, università, istruzione, ricerca…..

Siamo addolorati e indignati, anzi arrabbiati nel constatare che la nostra classe dirigente a partire da quella che ci governa ma anche da  quella che ci ha governato non abbia pensato che nel sapere, nell’istruzione e nella ricerca si trovi il futuro del nostro paese.

Chi non crede in questo e nei giovani non crede nel futuro.

La cosa grave è che a corrente alterna, anzi a governi alterni si illudono intere generazioni di giovani e con loro le loro famiglie che si sta investendo nei giovani e nel sapere…

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